Minerali organici e inorganici

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Quando si parla di acqua, e di quale tipo è meglio usare (soprattutto quando si parla di acque in bottiglia), spesso e volentieri si discute di minerali, e di quali benefici essi apporterebbero, e di conseguenza si consiglia un’acqua piuttosto che un’altra, e nel caso di acque trattate, sovente viene tirata fuori la questione dei minerali, e cioè che l’acqua (nel caso di trattamento ad osmosi inversa) verrebbe sì pulita, ma anche privata dei minerali tanto cari al corpo umano. Questa è diventata ormai una sfida all’ultimo colpo tra chi sostiene che l’acqua deve avere i minerali e chi invece sostiene che i minerali buoni sono quelli organici e non quelli contenuti nell’acqua in quanto inorganici, ma nessuno dei due contendenti spiega perché dovrebbe essere in un modo piuttosto che nell’altro, e soprattutto nessuno spiega esattamente quali sono le differenze tra organici e inorganici, al che ho deciso di scrivere qualcosa a riguardo per mettere un pochino di ordine.
Come già detto nel capitolo “Acqua e i minerali”, la differenza tra un’acqua pura e una impura viene determinata dal numero di minerali presente: più minerali ci sono più l’acqua è impura, e di conseguenza più bassa è la quantità di minerali, più pura è l’acqua. Questo è talmente vero che il Residuo Fisso, principale parametro di purezza dell’acqua, altro non è che la quantità di minerali presenti nell’acqua, dopo che questa è stata portata a 180 gradi.
Ma per capire il perché, è necessario spiegare alcuni dati precedenti che riguardano elementi organici ed inorganici, e anche il significato dei termini, che spesso vengono usati a sproposito, infatti molte malcomprensioni sono determinate dalla natura della lingua italiana, che ha un suono dolce e in alcuni casi, l’uso di certe parole piuttosto che altre, può creare un effetto decisamente differente; faccio un esempio, se parlassi di metalli pesanti nell’acqua, chiunque non avrebbe nessuna difficoltà a riconoscerli come elementi indesiderati, se invece usassi il termine minerali allora staremmo parlando di sostanze accettabilissime.
Peccato che metalli e minerali siano la stessa cosa. Quindi spenderò qualche momento al significato dei termini.
In primo luogo definiamo la parola minerali:
“ i minerali (dal latino medievale minerale, derivato del francese antico minière, “miniera”) sono corpi naturali inorganici, in genere solidi. In ambito storico, prescientifico, col termine minerale e regno minerale si indicava in genere l’insieme degli oggetti inanimati, prevalentemente minerali e rocce. Il termine odierno, inteso correttamente in senso scientifico, indica corpi che presentano una composizione chimica definita o variabile; essi si presentano quasi sempre sotto forma cristallina.
Un minerale può essere costituito da un solo elemento chimico oppure da uno o più elementi legati assieme in un composto chimico semplice. Il termine minerale implica non soltanto la composizione chimica ma anche la struttura cristallina del materiale. La composizione dei minerali varia quindi dai semplici elementi chimici fino ad arrivare a silicati molto complessi. Lo studio dei minerali è detto mineralogia. ( def. tratta da Wikipedia )”
Questa è la definizione tecnica del termine, se invece usassimo un linguaggio semplice, i minerali altro non sono che tutti gli elementi inanimati o inorganici ( che non fanno parte di elementi viventi ) che compongono il pianeta terra, come ad esempio le rocce, le pietre etc etc. Stando al significato della parola, mi riesce difficile da pensare che gli uomini possano assumere e metabolizzare i sassi, perché di questo si tratta quando parliamo di minerali, e francamente non ho mai visto nessuno mangiare un pezzo di pioetra per soddisfare il fabbisogno corporeo di questa sostanza, anzi credo che si facesse ciò, molto probabilmente avremmo qualche problemino.
Sto ovviamente scherzando, ma non troppo.
Un altro punto da definire è a cosa servono i minerali nell’organismo, perché credo sia importante conoscere la funzione di questi elementi, visto e considerato che se ne parla tanto, e spesso e volentieri a sproposito.
“Sali minerali è un termine che individua alcuni composti inorganici, quindi privi di carbonio organicato. Essi hanno un ruolo fondamentale nel funzionamento di tutti gli organismi viventi, animali, vegetali, funghi e regni degli organismi più semplici, e per questo motivo sono detti anche minerali essenziali o più correttamente, da ogni punto di vista, elementi essenziali. Essi sono infatti costituenti di alcune fondamentali biomolecole, come elemento centrale dei gruppi prostetici di emoglobina e clorofilla, come parte di enzimi deputati alla sintesi delle proteine, costituenti strutturali della crescita e sviluppo di vari organi e tessuti come denti e ossa, alla regolazione dell’equilibrio idrosalino delle cellule.
Essendo in genere elementi chimici, o anioni di ossiacidi, con nessuna reazione chimica, nessun organismo animale vivente è in grado di sintetizzare autonomamente alcun minerale, pertanto essi devono essere introdotti attraverso l’alimentazione.” ( tratto da Wikipedia)
Quanto sopra spiega quindi le principali funzioni dei minerali all’interno dell’organismo, che sono molteplici. Inoltre costituiscono il 6,2 % del peso corporeo, di cui il 95% è situato nello scheletro, e il fabbisogno giornaliero è minimo.
Dalle definizioni sopracitate, si possono notare molto chiaramente due aspetti: a- i minerali sono inorganici e b- gli organismi viventi tipo animali e uomini, non sono in grado sintetizzare i minerali inorganici. Quindi questi due dati sarebbero già sufficienti a rispondere alla questione riguardante i minerali presenti nell’acqua, che essendo inorganici non possono essere assunti dalle persone, in quanto non possono metabolizzarli; inoltre dice chiaramente che i minerali sono elementi inorganici, e che non esiste una categoria di minerale organico, e questo fa capire chiaramente quanti dati falsi vengono comunemente messi in giro su questo argomento.
Ma se questi dati sono veri, e lo sono chiaramente, allora come facciamo ad assumere queste sostanze, se non esistono quelli organici e se non siamo in grado di assumere quelli inorganici?
Anche in questo caso faremo delle premesse che poi ci permetteranno di comprendere meglio il tutto. In primo luogo chiariamo perché gli animali e gli uomini non possono sintetizzare i minerali inorganici, e lo faremo chiarendo il significato della parola Autotrofia ed Eterotrofia, termini molto complessi all’apparenza, ma in realtà molto semplici. Prenderemo spunto da un capitolo di un libro di medicina elementare che ne parla, traendone i punti chiave.
“ Autotrofia
L’autotrofia è la condizione nutrizionale di un organismo in grado di sintetizzare le proprie molecole organiche a partire da sostanze inorganiche e utilizzando energia non derivante da sostanze organiche assimilate.
La parola, di origine greca, è formata dai termini αὐτός (stesso) e τροφή (nutrimento). La condizione opposta è quella di eterotrofia.
Sono autotrofe, ad esempio, tutte le piante che, attraverso il processo di fotosintesi clorofilliana, riescono a sintetizzare composti organici a partire da sostanze inorganiche: anidride carbonica e acqua grazie all’energia elettromagnetica della radiazione solare. Sono autotrofe anche le alghe e molti batteri.
La stragrande maggioranza degli organismi autotrofi sono fotoautotrofi in quanto sfruttano reazioni di fotosintesi, ossia reazioni che utilizzano la luce del sole e il biossido di carbonio (anidride carbonica) per produrre sostanze organiche.
Nello studio degli ecosistemi gli autotrofi vengono detti produttori.
In sostanza tutta l’energia che alimenta gli esseri viventi non è altro che l’energia proveniente dal Sole che gli organismi autotrofi fissano sotto forma di energia chimica nei glucidi…………..
Gli eterotrofi (animali, altri batteri, protisti diversi dalle alghe, funghi) sfruttano poi questa energia chimica cibandosi direttamente degli autotrofi o attraverso catene alimentari più complesse, e sono considerati consumatori………………”
Bene, stando a questa definizione si capisce chiaramente che gli uomini, non essendo esseri autotrofi, non sono in grado di sintetizzare elementi inorganici , come i minerali, e devono di conseguenza assumerli da altri organismi che li hanno già trasformati in composti organici, come gli autotrofi, o da altri esseri eterotrofi come gli animali che a loro volta li hanno assunti da autotrofi. Tutto questo perché per poter sintetizzare una sostanza è necessaria l’energia, e l’unica energia presente in natura che favorisce queste reazioni è la luce solare, ma solo gli esseri autotrofi riescono ad usarla. Il metodo che questi tipi di organismi adottano per immagazzinare ed usare l’energia del sole, è un processo noto a molti: la Fotosintesi Clorofilliana.
Ma cos’è esattamente?…Risponderò usando la definizione e spiegazione di questo processo tratta dal libro di medicina elementare.
“ La fotosintesi clorofilliana
Il mondo vegetale mediante la fotosintesi permette la trasformazione di sostanze inorganiche semplici e molto stabili come CO2 e H2O in sostanze organiche ricche di energia, di cui tutti i viventi si nutrono sia per formare nuova sostanza vivente, sia per produrre energia, degradandole a CO2 e H2O (respirazione). La fotosintesi costituisce cioè la prima parte del complesso ciclo del carbonio, che insieme a quello dell’azoto permette un’ininterrotta circolazione di elementi chimici dal mondo minerale a quello vivente e viceversa………….
……………La fotosintesi clorofilliana, funzione caratteristica delle piante verdi, è un processo chimico che consiste nel trasformare l’anidride carbonica (CO2) presente nell’aria, quella sciolta nell’acqua, e l’acqua (H2O) in composti organici, in prevalenza carboidrati, e serve a produrre alle piante il nutrimento. Il processo avviene in presenza di clorofilla esposta alla luce.
La clorofilla è una sostanza esistente sulle foglie, un pigmento verde, capace di assorbire le radiazioni solari.
Chimicamente essa é costituita da carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e magnesio ed é concentrata in alcuni corpiccioli, i cloroplasti, localizzati nelle parti verdi della pianta e, in particolare, nelle foglie.
La luce è l’agente capace di attivare tale processo chimico. Essa viene assorbita dalle molecole di clorofilla, le eccita e provoca spostamenti di elettroni all’interno degli atomi. L’energia che si accumula viene utilizzata per far avvenire le reazioni chimiche che portano alla scissione delle molecole d’acqua (H2O).
Rompendosi, la molecola d’acqua libera ossigeno (O2). L’idrogeno (H2), invece, compie un processo abbastanza complesso, che combinandosi (reagendo) con l’anidride carbonica (CO2), produce zucchero (C6H12O6).
Il destino dello zucchero, invece, é legato alla capacità che le cellule vegetali hanno di immagazzinarlo sotto forma di amido, per poi utilizzarlo quale fonte di energia per compiere le proprie attività vitali (respirazione).
In definitiva il processo fotosintetico può essere considerato l’anello di congiunzione tra due mondi, quello vivente e quello non vivente.
Infatti, osservando la reazione chimica che presiede al processo, si vede chiaramente come dall’incontro di due sostanze inorganiche, col solo apporto della radiazione solare, si pervenga alla formazione di una sostanza organica, lo zucchero, che entra a far parte del tessuto vivente delle piante.
Bisogna sottolineare come solo i vegetali verdi siano i responsabili del mantenimento della vita in ogni ambiente. Essi, infatti, catturano quell’immensa fonte di energia che é la luce solare, la quale, in assenza di questi recettori, andrebbe dispersa nello spazio.
In sostanza possiamo riassumere il processo di fotosintesi clorofilliana con la seguente formula (un pò semplificata):
Anidride carbonica (CO2) + Luce + Acqua (H20) = Zuccheri (Energia) + Ossigeno (O2)…………………
…………………….La sua funzione meglio conosciuta con il termine di fotosintesi clorofilliana è la sintesi (formazione di composti) in presenza di luce (foto) e di clorofilla mentre il processo per cui le piante si preparano il nutrimento si chiama fotosintesi (photos che significa “luce”, e synthesis che significa “mettere assieme”).
Solo le piante verdi possono assorbire acqua dal suolo e anidride carbonica dall’aria e con l’aiuto della luce trasformarle in sostanze zuccherine………..
…………..Gli scienziati sono a conoscenza di tutte queste sostanze e dei procedimenti che formano questo meraviglioso processo, ma sono incapaci di copiare lo stesso processo in laboratorio: vi è un segreto nelle cellule delle piante verdi che l’uomo non ha ancora saputo scoprire.
L’energia elettromagnetica contenuta nella luce del sole viene convertita dalla fotosintesi in energia chimica e racchiusa nelle molecole delle sostanze zuccherine. Lo zucchero può essere convertito in amido………………
……………….Quindi, le piante verdi sono praticamente gli unici organismi viventi capaci di fabbricarsi da soli il nutrimento, ricavandolo da sostanze inorganiche ( acqua, anidride carbonica e sali minerali ). Per questo sono detti autotrofi, cioè che si nutrono da sé.”

Questa è la spiegazione della fotosintesi clorofilliana, e si può capire molto chiaramente che solo le piante sono in grado trasformare sostanze inorganiche in composti organici, ed è per questo motivo che la catena alimentare inizia con le piante. Come spiegato nelle pagine precedenti, il tutto ha inizio da un composto di Carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, magnesio o altri minerali a seconda della situazione. Il Carbonio è l’elemento chiave, in quanto è quadrivalente, e cioè in grado di attrarre 4 elementi, e grazie a ciò può legare a sé idrogeno e ossigeno che trova nell’acqua quando questa scende, poi prende l’azoto, e infine il magnesio o altro minerale necessario; a questo punto è stata creata la struttura di un composto organico, ma non è sufficiente, perche c’è bisogno di un processo che trasformi questo composto inorganico in composto organico, e questo processo è la fotosintesi clorofilliana, come spiegato precedentemente.
Tornando alla questione dei minerali organici ed inorganici, la terminologia è scorretta, in quanto i minerali organici non esistono, ma si sono trasformati in composti organici che a questo punto sono assimilabili dagli uomini e animali, ecco perché questi ultimi soddisfano il loro fabbisogno di minerali dalle piante e dalla verdura. Inoltre, considerato il minimo fabbisogno di cui necessitiamo, è abbastanza impossibile che tramite il cibo che ogni giorno mangiamo, possiamo ancora avere carenze minerali, per cui tutti i minerali inorganici che prenderemmo in più, si depositerebbero nell’organismo causando tutta una serie di malfunzionamenti al nostro organismo, ecco perché le acque non devono essere mineralizzate, anzi devono averne pochissimi, perché altrimenti si depositerebbero, oltre a far sì che l’acqua non riesca a fare bene tutte le funzioni che dovrebbe svolgere.
Quindi, tornando alla questione iniziale, e cioè se l’acqua deve contenere un piccolissimo contenuto di minerali e di conseguenza un bassissimo residuo fisso, la risposta è assolutamente sì, e spero anche di essere stato abbastanza chiaro così da evitare ulteriori dubbi a riguardo.

Bibliografia: Guida ad un’acqua sicura di Roberto Serino

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