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ciao a tutti…
oggi volevo postare un articolo di un medico che si è occupato molto tempo dell’acqua..il suo nome è Adolfo Panfili..ed è abbastanza noto per tutta una serie di cose cha ha scritto, non solo sull’acqua..e così ho preso un capitolo del suo libro ” medicina ortomolecolare” che parla dell’acqua in modo abbastanza completo e anche suggestivo per alcuni versi..vi consiglio di dare un occhiata….buona lettura

 “L’acqua è il principio di tutte le cose,da qualche tempo anche dei tumori”.
L’acqua è il fondamento di ogni forma di vita. Ogni organismo vivente, presente sulla terra, ha origine dal mare primordiale. L’acqua nella nostra vita ci accompagna ancora prima della nascita, infatti, nel ventre materno, siamo immersi nel liquido “amniotico”. L’acqua è la forza vitale dalla quale dipendono tutti gli organismi viventi.
La vita si sviluppa, si conserva e si perpetua sempre in presenza di acqua. Il 70% circa della superficie terrestre è sommersa dalle acque e approssimativamente il 70 % del corpo umano è costituito di acqua. Il sangue, linfa vitale, è costituito per oltre il 50% d’acqua. Nel corso delle 24 ore circolano nel nostro cervello 1400 litri di sangue, nello stesso arco di tempo nei reni ne passano 2000 litri.
L’acqua pervade ogni singola cellula nel nostro corpo e rende possibile la comunicazione tra i vari tessuti cellulari. Regola tutte le funzioni dell’organismo, quelle strutturali, digerenti, metaboliche e cardiocircolatorie. Ha inoltre il ruolo di solvente, veicolo di sostanze nutritive e agente depurativo, favorendo la rimozione delle scorie ed elimina i residui prodotti dal metabolismo, mantiene la pressione osmotica nelle cellule e regola la temperatura corporea.
Nessuna delle funzioni metaboliche sarebbe possibile senza l’acqua. L’espulsione delle tossine attraverso i reni, il sangue, la pelle e i polmoni avviene grazie alla sua presenza. I liquidi che quotidianamente espelliamo (circa un litro e mezzo) vanno reintegrati nella misura di circa 30 ml. per ogni chilo di peso corporeo. L’acqua, in quanto materia, e caratterizzata da una specifica conformazione geometrica: si dispone infatti a tetraedro, con angoli di 104.7 gradi esatti.
L’acqua è perciò un cristallo liquido composto chimicamente da due parti di idrogeno e una parte di ossigeno (H2O). Se in termini chimici si trattasse solo di H2O non sarebbe logico che, una volta ghiacciata e formatosi i fiocchi di neve, sia tutta uguale all’osservazione col microscopio elettronico? Invece, malgrado ricorra la medesima struttura cristallina, non è possibile trovare due fiocchi di neve identici. Inoltre, se lasciamo sciogliere naturalmente uno di questi e, successivamente, lo facciamo gelare di nuovo nelle stesse condizioni, riavremo lo stesso identico fiocco: l’acqua è dotata, dunque, di “memoria fisica“.

Ogni molecola d’acqua possiede un’identità originale e inconfondibile. A tal proposito lo scienziato giapponese Masaru Emoto studia l’acqua come veicolo di informazioni che, investita di informazioni emotive, anche verbali, cambia la sua struttura geometrica. L’acqua, inoltre, nel suo viaggio sotterraneo assorbe tutte le frequenze elettromagnetiche del nostro pianeta, potremmo così definirla il “sangue della terra“.
L’acqua, pertanto, costituisce il nostro collegamento fisico con la frequenza terrestre, visto che la misurazione della corrente cerebrale dà, per l’appunto, dei valori che oscillano tra gli 8 e i 10 Hertz.
Assumendo acqua, dunque, possiamo colmare un nostro eventuale deficit di energia, riacquistando così un equilibrio energetico portatore di salute. Paracelso era, infatti, convinto che l’acqua, la “madre di tutto ciò che esiste“, contenesse quanto serve per guarire le persone.
Da allora, molti medici e “guaritori”, consigliano l’acqua, nelle sue svariate applicazioni, per curare le patologie più disparate. L’acqua, perciò, non è solo una sostanza materiale con determinate caratteristiche e proprietà scientificamente dimostrate, ma è anche forza vitale, portatrice e mediatrice di energia, in grado, perciò, di memorizzare e di trasmettere informazioni energetiche.

E’ ovvio che l’acqua, così come può essere fonte di vita, se è inquinata da veleni o sostanze cancerogene può compromettere irrimediabilmente la nostra salute. L’acqua che si beve, quindi, dovrebbe essere acqua pura, assolutamente priva di qualsiasi sostanza che possa essere dannosa per la salute. Questo purtroppo avviene solo in casi molto rari, e praticamente quasi ogni giorno gli organi di informazione danno notizie dei veleni riscontrati nelle acque, non solo in quelle potabili ma anche in quelle minerali.

Quando bere?

L’acqua va bevuta, soprattutto, lontano dai pasti, preferibilmente da un quarto d’ora a mezz’ora prima e circa due ore dopo aver mangiato. Durante i pasti è buona norma berne solo in piccole quantità perché grandi quantitativi diluirebbero i succhi gastrici e ritarderebbero pesantemente la digestione, innescando processi fermentativi e putrefattivi a carico dell’intestino.
L’acqua potabile L’acqua è, da sempre, stata considerata come un bene indispensabile e prezioso per lo sviluppo della vita nelle sue più svariate forme. L’acqua potabile, per essere chiamata tale, deve avere un sapore gradevole e, l’eventuale presenza di sostanze tossiche e/o cancerogene deve essere in concentrazioni tali da non arrecare danni alla salute.
Purtroppo l’acqua che esce dai nostri rubinetti non sempre ha una qualità accettabile. Questo è dovuto alle migliaia di prodotti chimici che vengono usati giornalmente dall’industria, dai pesticidi usati nell’agricoltura, e dalle condutture fatiscenti di molti nostri acquedotti. In Italia, infatti, vengono distribuiti nel terreno dall’agricoltura, ogni anno, 165.000 tonnellate di pesticidi.
Nell’acqua che sgorga dal rubinetto è possibile rintracciare fino a circa 300 differenti tipi di pesticidi e di antiparassitari, di questi la legge ne impone l’analisi soltanto per un numero limitato.
La scarsa efficienza delle tubazioni di adduzione, possono, in alcuni casi, lungo il loro sviluppo consentire infiltrazioni nella rete idrica di batteri e di sostanze tossiche (si pensi che alcuni acquedotti hanno un impianto di potabilizzazione ogni 3.300 Km di tubazioni). Inoltre, la scarsa efficienza degli impianti di potabilizzazione, in alcuni casi, consentono la presenza elevata di nitrati, metalli pesanti e sostanze tossiche (arsenico, cromo, manganese, ecc.) nelle acque del rubinetto.
La situazione viene aggravata dal trattamento dell’acqua potabile con cloro (addizionato per ridurre la contaminazione batterica) e del fluoro. Il cloro genera uno spettro di frequenza innaturale, la cui dissonanza, ha l’effetto di disorientare le strutture del pensare a livello cerebrale, nonché in concentrazioni elevate è responsabile di patologie tumorali.
Il fluoruro di sodio, invece, può danneggiare un’area precisa del cervello, la sede della volizione, debilitando la volontà dell’individuo.
Finchè è sostenuto dall’energia vitale, l’organismo è in grado di liberarsi di queste informazioni e dalle sostanze negative ma, se beviamo o facciamo da mangiare con l’acqua che presenta al suo interno questi contenuti, ogni giorno, e per tanti anni, prima o poi, il nostro corpo smarrirà il suo ordine e rischierà di ammalarsi.

L’acqua minerale
La soluzione più immediata sembra essere quella di bere acqua minerale in bottiglia. Non tutti sanno, però, che l’acqua minerale, per definizione non è un’acqua potabile, ma ad uso terapeutico. Per questo motivo il legislatore con il DPR 236/88 ha stabilito dei limiti di concentrazione, delle sostanze disciolte nelle acque minerali, superiori a quelle dell’acqua potabile.
Questo ha una ragione nel fatto che il legislatore ha voluto dire che le acque minerali naturali sono acque terapeutiche e quindi devono essere bevute per curare patologie per brevi periodi e non per dissetarsi, pertanto la concentrazione di sali contenuta in essa può superare i limiti propri delle acque potabili.
Il fatto strano è che il legislatore ha ritenuto opportuno derogare anche dai limiti imposti per le sostanze tossiche. In altre parole, le acque minerali naturali possono contenere veleni in concentrazioni tali che, se sgorgassero dai rubinetti, sarebbero considerate velenose; invece essendo acque minerali naturali, per legge, possono contenere veleni in concentrazioni di gran lunga superiori a quanto ammesso per le acque potabili. …… Oltre tutto, le acque minerali, contengono una concentrazione di nitrati che in ambiente acido si trasformano in nitriti i quali, in presenza di sostanze organiche, danno vita a sostanze cancerogene, le nitrossammine. I nitrati, oltre alle nitrossammine, specialmente se ingeriti dai bambini, dalle persone anziane o dalle donne incinte, possono al di sopra di certe concentrazioni indurre la cosiddetta sindrome “Blue Baby” (temporanea insufficiente ossigenazione del sangue).
A riprova della pericolosità dei nitrati il legislatore ha sancito un diverso impatto che gli stessi hanno sulla alimentazione dei bambini rispetto a quella degli adulti, ma stranamente non ha obbligato i produttori ad esplicitare che l’acqua minerale con un contenuto di nitrati, superiore a certe concentrazioni, è controindicata per l’alimentazione dell’infanzia.
Inoltre, le acque minerali con aggiunta di anidride carbonica o trattate mediante il trattamento di conservazione della ozonizzazione divengono acque “morte” in quanto svuotate del loro originario patrimonio informativo, annullandone quasi completamente le frequenze energetiche.

La distruzione della struttura dell’acqua comporta anche la perdita della funzione idratante: lasciati liberi di ricombinarsi i vari elementi andranno a costituire composti molecolari inorganici come per esempio il calcare (unione tra calcio e idrogeno carbonato). Di fatto il calcare che si deposita nei nostri elettrodomestici e sulle nostre stoviglie si accumula pure nel nostro corpo e soprattutto nel nostro sistema vascolare.
Se per allungare la vita del nostro ferro da stiro non esitiamo ad usare dell’acqua distillata, come ci dovremmo comportare quando si tratta di proteggere il nostro organismo dall’arteriosclerosi?
La risposta è bere acqua viva a basso contenuto di minerali.

E’ necessario, per comprendere meglio, operare una distinzione tra i minerali inorganici, provenienti direttamente dalla terra e pertanto disciolti nell’acqua, e i minerali legati organicamente come quelli contenuti nelle piante. Le cellule umane sono in grado di assimilare direttamente i minerali inorganici solo in minima parte. Perciò per essere utilizzati pienamente dal nostro organismo, questi minerali, devono presentarsi già metabolizzati dalle cellule delle piante e trasformate in strutture organiche. Pertanto, quanto più basso è il grado di mineralizzazione dell’acqua (residuo fisso) tanto più alto è il suo potere depurativo e la compatibilità con l’essere umano.
Le acque minerali, a parte rare eccezioni, intrinsecamente già sature, di fatto non hanno la capacità di dissolvere e di trasportare le sostanze nocive. Se comunque si desidera far uso dell’acqua minerale, è indispensabile preferire quella in bottiglia di vetro, evitando la plastica: la struttura flessibile dell’acqua assimila velocemente le vibrazioni dissonanti e le sostanze tossiche rilasciate dalla plastica.
Quindi, nonostante l’acqua minerale naturale costi centinaia di volte in più rispetto all’acqua che sgorga dal rubinetto, NON GARANTISCE LA SALUTE DI CHI LA BEVE!

Quali soluzioni adottare, allora, per salvaguardare la nostra salute?
L’unico rimedio per essere sicuri di bere acqua che non sia dannosa alla nostra salute, è di utilizzare acqua ad uso alimentare prelevandola direttamente dal rubinetto di casa, ma trattandola adeguatamente a ridosso dello stesso in modo che non possano intervenire ulteriori fattori contaminanti.
Tale concetto è stato espresso anche dalla Commissione Europea nella direttiva 98/83 CE recepita dal nostro Governo con il D.L. 31 del 02/02/2001.

L’acqua purificata
Il metodo di purificazione più efficace è sicuramente quello dell’osmosi inversa, che ha valenza universale, vale a dire che funziona indipendentemente dal tipo di inquinante da eliminare, ed è l’unico sistema che offre la garanzia di fermare la maggior parte delle sostanze inquinanti prima che arrivino al rubinetto, installando, prima del rubinetto, un appropriato impianto ad osmosi inversa si sarà in grado di eliminare tutte le sostanze dannose (cloro, batteri, virus, nitrati, arsenico, metalli pesanti, ecc.) e di migliorare, oltre che la qualità, anche il gusto dell’acqua.

Che cos’è l’osmosi?
Consideriamo un recipiente diviso in due scomparti da una membrana semipermeabile, in cui in uno scomparto ci sia acqua pura, e nell’altro una soluzione salina. Per il processo dell’osmosi (diretta) si verifica un passaggio di acqua pura verso lo scomparto della soluzione salina.
Questo passaggio di acqua continua fino a quando nello scomparto con la soluzione salina si raggiunge una certa pressione idrostatica che equilibra il sistema. Questa pressione è detta pressione osmotica della soluzione.

Filtrazione convenzionale e osmosi inversa
Nella filtrazione convenzionale, carboni attivi ecc., l’intera soluzione acquosa da filtrare è spinta attraverso un mezzo filtrante che intrappola ogni impurità troppo grande per passare attraverso i pori del mezzo filtrante stesso. Di norma vengono usati filtri che hanno una capacità filtrante variabile dai 10 e 100 micron (1 mm = 1000 micron), una volta intasati questi elementi filtranti devono essere sostituiti o lavati, onde evitare il cattivo funzionamento dell’impianto e anche rischi per la salute
L’osmosi inversa, invece, non opera una filtrazione convenzionale, ma piuttosto una “filtrazione tangenziale”. E’ un processo, inverso dell’osmosi diretta, che viene ottenuto applicando una pressione, alla soluzione da filtrare, superiore alla pressione osmotica della soluzione salina stessa.
L’acqua pura presente dalla soluzione salina tende a passare, attraverso la membrana semipermeabile nell’altro scomparto. Quindi con il processo dell’osmosi inversa si ottiene una separazione dei corpi estranei (elementi minerali, chimici, colloidi e agenti infettivi) dall’acqua mediante l’utilizzo di membrane semipermeabili. Nella filtrazione tangenziale vi sono due flussi in uscita dal sistema: lo scarto, che è il flusso che contiene le impurità che sono state respinte e che non sono passate attraverso la membrana e l’acqua pura, ovvero il flusso che è riuscito ad attraversare la membrana.
Di norma per l’osmosi inversa vengono usate delle membrane semipermeabili con dimensione dei pori variabile da 0,01 a 0,0001 micron.
L’osmosi inversa è l’unico sistema di depurazione che permette l’eliminazione totale delle sostanze organiche (batteri, virus) e delle sostanze tossiche (cloro, nitrati, solfati, ammoniaca, ecc.) che sono comunque presenti nell’acqua che viene dichiarata potabile. Questo sistema garantisce perciò anche l’eliminazione di tutte quelle sostanze chimiche inquinanti che sono presenti nell’acqua.
L’acqua purificata con l’osmosi inversa è un’acqua purissima paragonabile ad una delle migliori acque oligominerali consigliate dagli specialisti, e può essere usata oltre che per bere anche per cucinare. Il trattamento dell’acqua attraverso l’osmosi inversa è, perciò, l’unico vero sistema di tutela della salute e di prevenzione delle malattie.

Bibliografia: “Medicina ortomolecolare” di Adolfo Panfili “Acqua e sale” B. Hendel e P. Ferriera

 

 

 

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